Banda Larga in Fibra in Valdarno (Faella)

Abito a Faella ed ho già scritto a proposito della Banda Larga nel comune di Pian di Sco’ (pardon Castelfranco Piandiscò)!

Troverete alcuni  articoli su questo blog (il più popolare è qui: https://consulenzainformatica.wordpress.com/2011/12/15/adsl-anche-a-pian-di-sco/).

Si “vocifera” che presto anche il Valdarno sarà  dotato della nuova (?) tecnologia in “Fibra” (intendendo la fibra ottica).

In realtà di “fibra ottica”, che io sappia, ce n’è ben poca, tuttavia qualche giorno fa ho telefonato al call centre Telecom (pardon TIM) per l’ennesimo problema alla mia connessione ADSL (il router si riavvia spesso e ancor più spesso il segnale “internet” viene a mancare).

Insomma, parlando con il gentilissimo operatore Telecom, mi è stato confermato che entro Gennaio (credo del 2016 :-)) verranno cablati i comuni “minori” tra cui anche l’area di Faella.

La cosa bella(?) è che mi hanno detto che le condizioni economiche non cambiano!

Mi sono messo in lista… se mi chiameranno vi farò sapere!

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ADSL di Telecom a Faella – Pian di Sco

Ciao a tutti,

è ormai risaputo che finalmente si sono degnati di portare il servizio ADSL anche nella piccola frazione di Faella – Castelfranco Pian di Scò (AR)!

I prezzi però sono alti!

Come sempre Telecom usa fare offerte per i primi 6 mesi (forse 1 anno) e poi alza i canoni.

Se venite a conoscenza di offerte migliori di altri operatori, pubblicatele in risposta a questo post… in modo da divulgare le notizie…

A presto vi darò anche un importante suggerimento sulla mia esperienza con il provider Aria.

Ciao a tutti.

Un uomo di 64 anni può interessarsi ad internet?

E’ risaputo che se diamo uno smart phone in mano ad un bambino di 3 anni è molto probabile che riesca ad usarlo meglio di un adulto (almeno per ciò che gli interessa: i giochini!). Questo non perché il bambino sia più intelligente o, come spesso sento dire, perché è nato nell’era dell’informatica, ma solo perché non ha preconcetti ne schemi mentali. Ho visto mio nipote, di soli 3 anni, insegnare a sua nonna (mia suocera) come si accende il computer.

A mio avviso la tecnologia è tale quando si adatta all’uomo e non viceversa.

Io sono un programmatore e quando creo un programma mi assicuro (oltre al fatto che funzioni) che sia “ergonomico” ed in linea con il sistema. Se faccio un programma in Windows l’interfaccia sarà progettata in modo diverso rispetto ad un sistema operativo Mac, anche se le funzionalità saranno le stesse.  Questo perché gli utenti di Windows sono abituati ad usare il sistema in modo diverso rispetto ai “macintoshiniani”.

La stessa cosa avviene nel caso in cui un produttore d’auto venda le proprie automobili in Inghilterra, non può esimersi dal fare il volante a destra! Tuttavia queste avranno sempre un motore, 4 ruote, dei sedili, e, soprattutto, ci potranno trasportare dove vogliamo (la funzionalità non cambia al cambiare del sistema-paese).

Ma come può la tecnologia adattarsi ad un uomo “molto adulto” che ha ormai la propria struttura mentale basata su altre esperienze e restio ad accogliere le novità?

L’uomo di cui stiamo parlando è quello che riesce ad usare il telecomando della TV facendo zapping ma non sa come sintonizzare tutti i canali. Per quest’uomo cos’è un computer? Una macchina da scrivere che non consuma fogli? O peggio: una scatola che fa tutto da sola (come spesso sento dire).

Il passo è ancora più lungo se rapportiamo questo stesso uomo a Internet.

Magari può anche intuire il funzionamento e (con molto sforzo) si può spingere fino a capirne le potenzialità, ma per quanto riguarda l’uso? Questo è più difficile da fargli capire, perché come dicevo prima, alcuni schemi mentali, spesso, non gli permettono di comprendere.

Ma soprattutto: nella sua scala dei “valori”, quanto potrà interessargli approcciarsi a questa tecnologia?

E’ ovvio che questa è una cosa soggettiva che varia da persona a persona. Ma immaginate per un attimo che l’uomo di cui stiamo parlando sia, ad esempio, a capo di una piccola comunità… una comunità che al contrario di lui ha bisogno di connettività e della Rete perché deve lavorare, studiare, aggiornarsi, relazionarsi con la pubblica amministrazione o semplicemente divertirsi con Internet.

Cosa può fare quest’uomo se, spinto da più parti, gli viene richiesto di portare la connettività nel proprio ambito territoriale? Può prendere due decisioni: la prima è quella di evolversi, informarsi su cos’è la “connettività” e come funziona internet ed adoperarsi per la propria comunità affinché questa abbia il meglio e risolvendo il problema del cosiddetto “digital divide”; oppure può approvare la prima soluzione che gli propinano e installare (tramite una società che non ha partecipato a nessuna gara d’appalto) un antenna  distribuendo un segnale w-fi di bassa qualità, a macchia di leopardo e con prezzi proibitivi.

La seconda soluzione è sicuramente la più semplice ed immediata, e soprattutto da l’illusione di aver risolto il problema.

Chi è nel mondo dell’informatica (ma anche chi normalmente sta dietro ad un pc per gioco, studio o lavoro) sa che quell’uomo, adottando la seconda soluzione, non solo non ha risolto il problema della comunità, ma forse l’ha acutizzato. Una connessione lenta o instabile fa perdere tempo (ed il “tempo è denaro”) e provoca stress e alienazione verso il sistema che si sta usando… Inoltre non viene risolto il problema del “digital divide” perché la divisione non avviene solo tra chi ha la connettività e chi no, ma anche tra chi se la può permettere e chi invece non ha abbastanza soldi per affrontare questa spesa (ed in tempo di crisi, purtroppo se ne conta più di uno).

Se un giovane cerca lavoro la prima cosa che fa è accedere ad internet. Persino il centro per l’impiego lo consiglia (anzi direi che lo impone).

Il giovane di 20 anni che abitasse nel comune del nostro ipotetico uomo di 64 anni, e che non ha una situazione economica stabile, è quantomeno spacciato! Non può permettersi certo di pagare € 30,00 al mese circa per avere internet a disposizione. Il peggio è che questo giovane, per sua sfortuna, abita anche in una zona dove le famose “chiavette” non prendono (così come i cellulari).

“Beh ci sono i servizi pubblici! Questo giovane potrebbe recarsi in biblioteca, dove sicuramente il segnale sarà gratuito!”. Sarebbe una buona idea, ma la biblioteca (che si trova dentro un circo MCL) è chiusa! Esiste ma nessuno sa quando e se apre! D’altronde la biblioteca non è del Comune, o meglio, gli è stata donata e quindi è un problema gestirla!

Ma non allontaniamoci dal problema.

La soluzione sarebbe semplice: portare nel proprio comune la tecnologia adsl; questo permetterebbe di abbassare i costi (grazie all’alta competitività), avere una linea stabile (Telecom permettendo) ed aumentare il numero di aziende sul proprio territorio (creando lavoro). Inoltre questa soluzione potrebbe  offrire più servizi ai cittadini dando loro la possibilità di prenotare una visita in farmacia attraverso il servizio CUP (che ad oggi non viene erogato per mancanza di connettività) oppure usufruire della Rete Civica del Comune che ha messo on line tante informazioni senza che queste possano essere usufruite da tutti i cittadini.

Non solo, limiterebbe anche l’inquinamento elettromagnetico; le attuali wi-fi installate sono a norma di legge (almeno credo, io non ho strumenti per testare le frequenze e voi?), il problema è che ancora non è stato provato scientificamente che le radiazioni emanate da questi apparecchi siano nocive per l’uomo (non è stato provato nemmeno il contrario).

Il National Radiological Protection Board (Nrpb), un ente del governo britannico, già nel 2001 asseriva in uno studio condotto dai propri scienziati che “…..benché non esistano prove certe sull’impatto negativo dei cellulari sulla salute, la telefonia mobile si sta evolvendo in maniera talmente rapida che la ricerca medica non ha avuto finora il tempo di valutare i rischi che i telefonini presentano per il corpo umano”.

Se ai segnali dei telefonini aggiungiamo quelli del wi-fi che attraversano casa nostra, il quadro diventa abbastanza allarmante (?) o forse no…

Insomma, tornando al nostro “buon padre di famiglia” di 64 anni, lui ha la coscienza a posto (?). La connettività l’ha portata… 5 o 6 anni fa ha persino tentato di portare l’ADSL nel proprio comune contattando la Telecom e scrivendo nr. 1 lettera alla Regione e per conoscenza al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (dai qual non ha avuto risposta). Che può fare di più? I comuni limitrofi sono riusciti ad ottenere l’adsl ma è solo perché sono stati fortunati (o forse i loro Sindaci hanno sprecato più di 2 francobolli!).  Eppure la Regione dove risiede questo piccolo Comune, continua a stanziare milioni per fare arrivare la banda larga alle “comunità montane” (si parla di 51 milioni di euro di cui 16 per il 2012, altrettanti circa per l’anno successivo mentre per il biennio 2014-2015 si ipotizzano risorse globali per 19,5 milioni –fonte: http://www.tvdigitaldivide.it/tag/banda-larga-toscana/ -).

Il problema è che se, quell’uomo che ha superato gli “anta”, pensa che il problema sia stato risolto installando una parabola sul palo della luce del campo di calcio locale, forse nemmeno si informerà sulle opportunità che gli scorrono intorno o sulle soluzioni migliori (“perché esistono soluzioni migliori?”).

Sia chiaro che non voglio fare “di tutta l’erba un fascio” , è ovvio che non tutti i sessantaquattrenni sono così… ci sono molte eccezioni! Fortunatamente!

Adsl anche a Pian di Sco’

Ho contattato Telecom Italia per chiarimenti riguardanti la linea ADSL nel comune di Pian di Sco’ (unico comune della zona che nel 2011 non è raggiunto da ADSL).

Non avendo richieste, Telecom non porta la linea.

Chiedio un aiuto ai cittadini Piandiscoiesi, che da tempo, come me combattono contro il digital divide.

Vi chiedo di inviare un fax a Telecom al numero

800.000.187

con oggeto:

LINEA ADSL nel comune di Pian di Sco’

 

Io l’ho già fatto!

Chiedio cortesemente di fare girare il più possibile questo messaggio.

Grazie a quanti vorranno collaborare.