6 cose da fare quando si sviluppa un software!

Quali sono le fasi di sviluppo di un software? Conviene acquistare programmi già sul mercato o svilupppare applicazioni ex-novo? Il cliclo di vita del software.

Vi siete mai chiesti perchè ci sono milioni di software (app, siti web dinamici, giochi) gratuite su internet, ma se richiedo un software ad un programmatore i costi sono piuttosto elevati?

Questo accade perchè dietro c’è un gran lavoro che spesso la gente ignora.

In questo articolo abbiamo cercato di rispondere a queste domande delineando un modello di sviluppo delle applicazioni all’interno di una software house.

Questa serie di passi per la produzione di software consentirà di:

  • pianificare le attività e le risorse necessarie per lo sviluppo di applicativi (software, app, siti web);
  • prevedere e controllare i costi del processo e la qualità dei prodotti informatici;

Senza una linea guida, lo sviluppo avviene in maniera caotica e ciò causa problemi di controllo dei tempi, dei costi e della qualità del software; fattori che sfociano nell’insoddisfazione del cliente.

Nascita del software

Il software può essere commissionato direttamente da un cliente ovvero nascere in autonomia (nel nostro caso è evidente che sono molte di più le occasioni in cui sia il cliente a commissionarci il progetto).

In entrambi i casi, al fine di determinare un’analisi costi/benefici, occorre attenersi allo schema seguente:

  • Studio di fattibilità del software
    • Identificazione preliminare del problema, delle alternative, delle soluzioni di massima possibili
  • Analisi Funzionale del software
    • Analisi e  specifiche dei requisiti (descrizione del problema)
  • Analisi Tecnica
    • Progettazione (definizione della struttura  della soluzione)
  • Deployment & debugging
    • sviluppo e debugging
  • Piano di test ed integrazione dell’applicativo
    • test del sistema
    • addestramento del personale
  • Manutenzione del software
    • Manutenzione per tutta la vita del software attraverso contratti di assistenza

Studio di fattibilità

Prima di affrontare lo studio di fattibilità del problema occorre preventivare un costo per lo svolgimento dello studio stesso che il cliente deve accettare prima ancora di proseguire l’analisi.

Lo studio di fattibilità deve determinare anche l’analisi costi/benefici per valutare se il progetto deve essere avviato, le eventuali alternative, le risorse di massima necessarie (buy or make).

Lo studio di fattibilità deve essere capito dal cliente e dall’analista informatico. Non deve avere un livello tecnico alto. Questo anche perché non sempre il cliente che “paga” è il cliente che “usa” il software.

ll compito di questo documento deve essere quello di ricercare soluzioni in tempi e costi accettabili e non arrivare a miglioramenti della soluzione stessa.

Le 5 “W” del giornalismo

  • Who
    • Chi userà il sistema?
  • Why
    • Perchè svilupparlo?
    • Perchè gli utenti dovrebbero volerlo usare?
  • What
    • Che cosa fornirà?
    • In questo caso, sarebbe opportuno rispondere anche ad how
  • Where
    • Dove verrà usato?
    • Per quale architettura?
  • When
    • Quando sarà pronto all’uso?
    • Quando (e per quanto) sarà usato?

Analisi funzionale (specifica dei requisiti) di un software

Se non si sono trovate soluzioni di terze parti sul mercato o metodi alternativi che possono mettere d’accordo il cliente con le proprie esigenze, si procederà, previa approvazione dello stesso (contrattualizzazione), alla stesura dell’Analisi funzionale.

Questo documento comprende la definizione e le specifiche dei requisiti. Deve presentare che cosa deve fare il sistema. L’analisi funzionale sarà basata sullo studio di fattibilità dove sono raccolte le informazioni rese dal cliente e quelle “prese” dal consulente informatico.

Le variabili da prendere in considerazione saranno:

  • Il Comportamento del sistema informatico
  • Le limitazioni di implementazione del software
  • I tempi ed i costi per lo sviluppo dell’ “App”
    • Analisi tecnica
    • Sviluppo programma
    • Documentazione
    • Debugging
    • Installazione
    • Manutenzione
  • Le condizioni contrattuali

Analisi tecnica di un software

L’analisi tecnica è un documento interno che non verrà mai mostrato al cliente.

E’ il progetto del software schematizzato. E’ redatta da un’analista informatico ed è una sorta di linea guida per il programmatore!

L’analisi tecnica si focalizza su quattro elementi:

  1. Struttura dei dati
  2. Architettura del software
  3. Interfacce (grafiche o non)
  4. Algoritmi di dettaglio

L’architettura del software prevede, tra gli altri compiti, la suddivisione del problema in tanti piccoli sotto-problemi e l’assegnazione degli stessi ai vari programmatori che fanno parte del team di sviluppo software.

Anche se vi fosse un solo programmatore è necessario suddividere il problema in tanti piccoli sotto-problemi (moduli) in modo che sia più facile affrontare lo sviluppo del software.

Deployment (sviluppo & debugging del software)

Il software viene codificato mediante linguaggi di programmazione (a seconda di quelle che sono le esigenze funzionali). Ogni modulo viene implementato usando il linguaggio di programmazione scelto (si ponga ad esempio il caso di un software con interfaccia web che viene sviluppato in Asp.net e in Javascript).

Durante la fase di sviluppo sul software possono essere eseguite varie verifiche e correzioni.

Piano di test dello sviluppo software

Fa parte della fase di debugging. A differenza del debugging in “corso d’opera“, il piano di test solitamente viene sviluppato con il committente e tenderà a dimostrare che, seguendo un iter preciso, non solo le procedure rispettano quello stabilito nell’analisi funzionali ma sono anche libere da errore.

Manutenzione del software

Una volta messo in uso il software all’interno della struttura del cliente, questi sottoscriverà un contratto di manutenzione che gli permetterà di avere un’assistenza continua sulprogramma adottato. I tecnici informatici intervengono in qualità di help desk per fornire al cliente le informazioni necessarie all’uso del programma o redimere piccoli problemi che possono insorgere nel managment quotidiano del software.

Il software non è soggetto ad “usura”!

L’adeguamento a modifiche intervenute nei requisiti o nell’ambiente operativo deve esser computata a parte, anche in presenza di un contratto di assistenza. Il contratto di manutenzione deve essere sottoscritto non al momento della consegna del software, ma al momento della contrattualizzazione (analisi funzionale).

Licenze d’uso

In assenza di accordi o condizioni particolari, spesso il ciente ignora che il software che lui ha commissionato e pagato non è il suo!

Infatti la proprietà del software è quasi sempre del produttore (apparte il software open source) mentre è riconosciuto al cliente il diritto di poterlo utilizzare.

Nella stragrande maggioranza dei casi il cliente può utilizzare il programma ma non “rivenderlo”, gli sfruttamenti economici del software sono sempre della software house (a meno che non vi siano accordi contrattuali diversi).

In linea generale, i sorgenti dell’applicazione (ovvero il codice necessario che si è dovuto implementare per la redazione del software) e gli schemi di progettazione software(analisi tecnica) rimangono sempre nelle mani della software house.

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Cobian Backup, come escludere una cartella ricorrente

Forse molti di voi usano il software gratuito Cobian Backup. E’ veramente utile quando si tratta di pianificare i backup del proprio pc in maniera semplice ed automatica.

Lo consiglio fortemente per fare copie dei file su dischi esterni.

Non voglio fare un tutorial sull’uso di Cobian ma riportare un “tips” che ho “scoperto” e che mi ha fatto comodo.

Nella mia struttura di cartelle di progetto c’è sempre una cartella di backup in cui metto le versioni precedenti del progetto che sto seguendo.

Avevo l’esigenza di copiare la cartella “Progetto X” ma senza dover trasferire anche i backup in essa contenuti (altrimenti avrei fatto un backup del backup).

Cobian come escludere cartelle ricorsive

Cartelle da escludere durante il backup

Ecco come ho risolto:

  • Apro Cobian Backup
  • Tasto destro sul task da modificare
  • Clicco su “Modifica Task”
  • Apro la scheda “Esclusioni”
  • Clicco su Aggiungi e seleziono, dal menù a tendina, Maschera
  • Nella casella di testo scrivo:
    • *\Backup*\*
  • Clicco su Ok e confermo con Ok

 

 

In questo modo al successivo avvio del task non vengono copiate le cartelle “Backup”!

 

Non copiare le cartelle ripetute

Escludere le cartelle ripetute in Cobian Backup

Nell’immagine sopra potete vedere come escludere dalla copia le cartelle ripetute in una struttura ad albero

Spero di esservi stato utile!

Alla prossima

Cosa significa Search Engine Marketing (SEM)

SEM è il marketing sui motori di ricerca, ovvero l’insieme delle attività che hanno come obbiettivo l’accrescimento della visibilità di un sito internet, attraverso il canale Web.
L’informatica è inflazionata da acronimi. Spesso la solita sigla può avere valore diverso a seconda del contesto. Premetto che in questo articolo dovrò usare molto le “combinazioni di lettere”. Spero che il lettore non me ne voglia!
Il Search Engine Marketing (SEM) è l’insieme delle attività che vengono messe in atto al fine di pubblicizzare un sito web all’interno dei motori di ricerca.
Esistono “almeno” tre attività che concorrono a formare il SEM, e sono:

SEM
Fino a poco fa le pubblicità che meglio funzionavano erano quelle destinate ai motori di ricerca (SEO/SEA). Oggi i social network hanno una funzione importante all’interno di questo settore (SMO).

SEO

Search Engine Optimization

Il Search Engine Optimization si occupa di tutti quei fattori “tecnici” atti a rinforzare il posizionamento di un sito all’interno dei motori di ricerca. In particolare l’esperto SEO (detto anche SEO Specialist) è un tecnico che conosce la struttura HTML di una pagina web ed interviene su questa ottimizzandola in modo che i motori di ricerca possano agevolmente indicizzarla (search engine friendly).
Inoltre mette in atto tutta una serie di tecniche per far si che il sito venga indicizzato in maniera “naturale” (o posizionamento organico) all’interno del motore di ricerca.
Normalmente i risultati ottenuti con questa tecnica sono più duraturi, ma per poterli ottenere occorre molto tempo (mediamente 6 mesi).
Non ci sono trucchi per posizionare un sito in maniera organica all’interno dei motori di ricerca. Occorre che il codice sia ben strutturato, che Google (o altri tipo Yahoo, Bing, e così via) riescano a seguire i link interni allo stesso (magari attraverso l’implementazione di una sitemap) e soprattutto che il sito sia costantemente aggiornato. Più notizie/prodotti/recensioni inseriamo sul nostro sito, più questo sarà apprezzato dai motori di ricerca. Perchè? Perchè ai motori piace stare sulla notizia. Pensateci bene: se state cercando qualcosa su internet, ad esempio notizie sul Presidente della Repubblica, vi piacerebbe che in prima posizione apparisse Einaudi o Napolitano?

SEA

Search Engine Advertising

Sono gli annunci a pagamento che appaiono quando compi una ricerca. Google, ad esempio, usa AdWords (la piattaforma di Pay Per Click degli annunci).
In questo caso non occorrono competenze da web design. Non è necessario, cioè, che tu conosca i fondamenti dell’HTML o che ti preoccupi più di tanto di com’è fatta la tua pagina web. L’importante è che tu abbia delle buone nozioni di Marketing e che compia una scelta accurata della parole chiavi (anche perchè a seconda delle frasi che scegli il costo varia).
La pubblicità a pagamento sui motori di ricerca (SEA) può generare traffico istantaneamente e permette di testare nuovi modelli di business in tempo reale. Tuttavia, come detto sopra, il mercato PPC (Pay Per Click) è molto competitivo e investire in modo poco accurato potrebbe rivelarsi molto dispendioso e poco profittevole.
Occorre quindi acquisire conoscenze necessarie a gestire una campagna online in modo ottimale (ad esempio: come scrivere e posizionare in modo ottimale gli annunci, come tracciare il traffico correttamente ed utilizzare i principali Tool del SEO specialist, capire come funzionano le dinamiche di acquisizione traffico sui motori di ricerca e sfruttarne a pieno le potenzialità, come creare e gestire la propria campagna pubblicitaria).

SMO

Social Media Optimization

Spesso si sente parlare di ottimizzazione del profilo Social (o SEO Social) ma che cos’è? E’ l’attività che uno specialista compie sui social media con lo scopo di attirare l’attenzione degli utenti del social e convogliarli verso un sito web (per un acquisto, una prenotazione o semplicemente per una richiesta informazioni).
L’ottimizzazione dei social avviene dal proprio sito web verso i social network (ad esempio con la condivisione dei contenuti su facebook, twitter, feed rss e via discorrendo) e dai social network verso il sito web (come le attività promozionali, i blog, forum, eccetera).
L’esperto di SMO quindi tenta di tracciare il traffico verso il proprio sito web quando proviene da fonti diverse da un motore di ricerca (come per l’appunto i social network).
Social Media Optimization è da considerata parte integrante di un Reputation Management online (ORM) o Search Engine Reputation Management (SERM);

 

Sicuramente ci sono altre sfaccettature nella SEM di cui non ho tenuto conto… aspetto quindi i vostri commenti all’articolo per fare ancora più chiarezza.

Banda Larga in Fibra in Valdarno (Faella)

Abito a Faella ed ho già scritto a proposito della Banda Larga nel comune di Pian di Sco’ (pardon Castelfranco Piandiscò)!

Troverete alcuni  articoli su questo blog (il più popolare è qui: https://consulenzainformatica.wordpress.com/2011/12/15/adsl-anche-a-pian-di-sco/).

Si “vocifera” che presto anche il Valdarno sarà  dotato della nuova (?) tecnologia in “Fibra” (intendendo la fibra ottica).

In realtà di “fibra ottica”, che io sappia, ce n’è ben poca, tuttavia qualche giorno fa ho telefonato al call centre Telecom (pardon TIM) per l’ennesimo problema alla mia connessione ADSL (il router si riavvia spesso e ancor più spesso il segnale “internet” viene a mancare).

Insomma, parlando con il gentilissimo operatore Telecom, mi è stato confermato che entro Gennaio (credo del 2016 :-)) verranno cablati i comuni “minori” tra cui anche l’area di Faella.

La cosa bella(?) è che mi hanno detto che le condizioni economiche non cambiano!

Mi sono messo in lista… se mi chiameranno vi farò sapere!

Dopo l’aggiornamento a Windows 10 non riesco più ad aprire le APPS

Molti di voi avranno aggiornato il sistema operativo alla nuova release rilasciata in questi giorni da Microsoft: Windows 10 (ndr vi segnalo un interessante link del perché non c’è stato Windows 9)!

Tanti miei colleghi ed amici hanno effettuato l’aggiornamento velocemente e senza problemi. Ma siccome io sono il più fortunato di tutti, a me l’aggiornamento è durato una vita (non saprei quantificare perché ho lasciato il computer acceso da ora di cena fino al mattino di oggi –05/08/2015-).

Contrariamente a quanto mi hanno riferito alcune persone, la prima amara sorpresa è stato nel trovare il sistema notevolmente rallentato.

Ma il problema più grosso è che molte app (store, mail, calendario, meteo, etc) non funzionavano.

Infatti facendo click sulle app queste diventavano da azzurre a grigio (come se non fossero installate) e non partiva niente.

Addirittura l’app “Store” mi diceva che “non riesce ad eseguire l’applicazione” e mi consigliava di chiamare l’amministratore (cioè io) per reinstallarla o ripararla… non avendo cacciaviti a portata di mano ho deciso di applicare due comandi dal prompt di dos.

Ecco i passi che ho seguito:

  1. chiudere tutti i programmi aperti
  2. Tenere premuto CTRL + SHIFT + ESC
    1. si avvia Gestione Attività
    2. dal menù File fare click su “Esegui nuova attività
    3. digitare CMD in Apri
    4. Spuntare “Crea attività con privilegi amministrativi
  3. si apre una finestra di comando (nera). Al prompt scrivere:
    1. dism /online /cleanup-image /restorehealth
    2. Verificare se il problema è risolto quando l’elaborazione (che dura qualche minuto) sarà terminata
      1. Se l’attività NON è risolta allora digitare:
      2. sfc /scannow

Ovviamente io sono dovuto arrivare fino al passo “ii” per risolvere il problema.

Spero di esservi stato di aiuto.

Commentate pure…

Il drag & drop da esplora risorse non funziona in Paint Shop Pro

Can’t drag & drop images from Windows Explorer

Mi è capitata una cosa “strana”: il mio Corel Paint Shop Pro X6 64bit ad un certo punto ha smesso di aprire i file trascinati dall’esplora risorse di Windows.

Praticamente accadeva che aprivo risorse del computer, trascinavo un file dentro l’area di Paint Shop Pro e mi veniva visualizzata l’icona di “divieto”.

Mi sono detto: come mai il drag & drop ha smesso di funzionare su PSP?

drag & drop in Corel Paint Shop Pro

Trascinare i file da esplora risorse in PSP

Spippolando ho scoperto che occorre agire sulle proprietà del link al software.
Infatti avevo spuntato l’opzione “esegui questo programma come amministratore” è questo non permette di far aprire i file grafici.
Tolte le spunte (come in figura) tutto è tornato a funzionare.

Ho pensato di dedicare 10 minuti della mia vita a postare quest’articolo che potrebbe essere di interesse pubblico e far risparmiare un po’ di tempo a chi ha avuto lo stesso problema.

ADSL di Telecom a Faella – Pian di Sco

Ciao a tutti,

è ormai risaputo che finalmente si sono degnati di portare il servizio ADSL anche nella piccola frazione di Faella – Castelfranco Pian di Scò (AR)!

I prezzi però sono alti!

Come sempre Telecom usa fare offerte per i primi 6 mesi (forse 1 anno) e poi alza i canoni.

Se venite a conoscenza di offerte migliori di altri operatori, pubblicatele in risposta a questo post… in modo da divulgare le notizie…

A presto vi darò anche un importante suggerimento sulla mia esperienza con il provider Aria.

Ciao a tutti.

Firenze Siti Web, posizionamento motori ricerca, grafica, corsi

Siamo una web agency con sede a Firenze, per la quale la realizzazione di siti web è solo un punto di partenza che, affiancato dal nostro web marketing, offre al cliente la possibilità di aumentare il fatturato e la visibilità.

Internet è un’ottima lente di ingrandimento, ma va saputa puntare.

SeoBox mette a disposizione la propria consulenza web (per la creazione dei siti e il SEO) perché il cliente ha diritto di essere protagonista.

Il motore di ricerca (in particolar modo Google) è un severo giudice per ogni contenuto di Internet. Creare un sito rispettando determinate regole apre la strada ad un posizionamento efficace. Navigabilità, coerenza e strutturazione, senza dimenticare la cura per il gusto estetico del cliente, sono solo alcune delle caratteristiche che un sito web realizzato da SeoBox può vantare.

Quello a cui miriamo è un posizionamento organico all’interno dei motori di ricerca, ma gestiamo, per conto dei nostri clienti, anche campagne Pay per click.

Il nostro CMS (Content Management System), sviluppato nel nostro laboratorio, permette di gestire in autonomia il proprio sito internet aziendale. Tramite i nostri corsi rendiamo possibile la gestione dei contenuti senza intervento di web agency (o web designer) esterni.

http://www.seobox.it/

Un uomo di 64 anni può interessarsi ad internet?

E’ risaputo che se diamo uno smart phone in mano ad un bambino di 3 anni è molto probabile che riesca ad usarlo meglio di un adulto (almeno per ciò che gli interessa: i giochini!). Questo non perché il bambino sia più intelligente o, come spesso sento dire, perché è nato nell’era dell’informatica, ma solo perché non ha preconcetti ne schemi mentali. Ho visto mio nipote, di soli 3 anni, insegnare a sua nonna (mia suocera) come si accende il computer.

A mio avviso la tecnologia è tale quando si adatta all’uomo e non viceversa.

Io sono un programmatore e quando creo un programma mi assicuro (oltre al fatto che funzioni) che sia “ergonomico” ed in linea con il sistema. Se faccio un programma in Windows l’interfaccia sarà progettata in modo diverso rispetto ad un sistema operativo Mac, anche se le funzionalità saranno le stesse.  Questo perché gli utenti di Windows sono abituati ad usare il sistema in modo diverso rispetto ai “macintoshiniani”.

La stessa cosa avviene nel caso in cui un produttore d’auto venda le proprie automobili in Inghilterra, non può esimersi dal fare il volante a destra! Tuttavia queste avranno sempre un motore, 4 ruote, dei sedili, e, soprattutto, ci potranno trasportare dove vogliamo (la funzionalità non cambia al cambiare del sistema-paese).

Ma come può la tecnologia adattarsi ad un uomo “molto adulto” che ha ormai la propria struttura mentale basata su altre esperienze e restio ad accogliere le novità?

L’uomo di cui stiamo parlando è quello che riesce ad usare il telecomando della TV facendo zapping ma non sa come sintonizzare tutti i canali. Per quest’uomo cos’è un computer? Una macchina da scrivere che non consuma fogli? O peggio: una scatola che fa tutto da sola (come spesso sento dire).

Il passo è ancora più lungo se rapportiamo questo stesso uomo a Internet.

Magari può anche intuire il funzionamento e (con molto sforzo) si può spingere fino a capirne le potenzialità, ma per quanto riguarda l’uso? Questo è più difficile da fargli capire, perché come dicevo prima, alcuni schemi mentali, spesso, non gli permettono di comprendere.

Ma soprattutto: nella sua scala dei “valori”, quanto potrà interessargli approcciarsi a questa tecnologia?

E’ ovvio che questa è una cosa soggettiva che varia da persona a persona. Ma immaginate per un attimo che l’uomo di cui stiamo parlando sia, ad esempio, a capo di una piccola comunità… una comunità che al contrario di lui ha bisogno di connettività e della Rete perché deve lavorare, studiare, aggiornarsi, relazionarsi con la pubblica amministrazione o semplicemente divertirsi con Internet.

Cosa può fare quest’uomo se, spinto da più parti, gli viene richiesto di portare la connettività nel proprio ambito territoriale? Può prendere due decisioni: la prima è quella di evolversi, informarsi su cos’è la “connettività” e come funziona internet ed adoperarsi per la propria comunità affinché questa abbia il meglio e risolvendo il problema del cosiddetto “digital divide”; oppure può approvare la prima soluzione che gli propinano e installare (tramite una società che non ha partecipato a nessuna gara d’appalto) un antenna  distribuendo un segnale w-fi di bassa qualità, a macchia di leopardo e con prezzi proibitivi.

La seconda soluzione è sicuramente la più semplice ed immediata, e soprattutto da l’illusione di aver risolto il problema.

Chi è nel mondo dell’informatica (ma anche chi normalmente sta dietro ad un pc per gioco, studio o lavoro) sa che quell’uomo, adottando la seconda soluzione, non solo non ha risolto il problema della comunità, ma forse l’ha acutizzato. Una connessione lenta o instabile fa perdere tempo (ed il “tempo è denaro”) e provoca stress e alienazione verso il sistema che si sta usando… Inoltre non viene risolto il problema del “digital divide” perché la divisione non avviene solo tra chi ha la connettività e chi no, ma anche tra chi se la può permettere e chi invece non ha abbastanza soldi per affrontare questa spesa (ed in tempo di crisi, purtroppo se ne conta più di uno).

Se un giovane cerca lavoro la prima cosa che fa è accedere ad internet. Persino il centro per l’impiego lo consiglia (anzi direi che lo impone).

Il giovane di 20 anni che abitasse nel comune del nostro ipotetico uomo di 64 anni, e che non ha una situazione economica stabile, è quantomeno spacciato! Non può permettersi certo di pagare € 30,00 al mese circa per avere internet a disposizione. Il peggio è che questo giovane, per sua sfortuna, abita anche in una zona dove le famose “chiavette” non prendono (così come i cellulari).

“Beh ci sono i servizi pubblici! Questo giovane potrebbe recarsi in biblioteca, dove sicuramente il segnale sarà gratuito!”. Sarebbe una buona idea, ma la biblioteca (che si trova dentro un circo MCL) è chiusa! Esiste ma nessuno sa quando e se apre! D’altronde la biblioteca non è del Comune, o meglio, gli è stata donata e quindi è un problema gestirla!

Ma non allontaniamoci dal problema.

La soluzione sarebbe semplice: portare nel proprio comune la tecnologia adsl; questo permetterebbe di abbassare i costi (grazie all’alta competitività), avere una linea stabile (Telecom permettendo) ed aumentare il numero di aziende sul proprio territorio (creando lavoro). Inoltre questa soluzione potrebbe  offrire più servizi ai cittadini dando loro la possibilità di prenotare una visita in farmacia attraverso il servizio CUP (che ad oggi non viene erogato per mancanza di connettività) oppure usufruire della Rete Civica del Comune che ha messo on line tante informazioni senza che queste possano essere usufruite da tutti i cittadini.

Non solo, limiterebbe anche l’inquinamento elettromagnetico; le attuali wi-fi installate sono a norma di legge (almeno credo, io non ho strumenti per testare le frequenze e voi?), il problema è che ancora non è stato provato scientificamente che le radiazioni emanate da questi apparecchi siano nocive per l’uomo (non è stato provato nemmeno il contrario).

Il National Radiological Protection Board (Nrpb), un ente del governo britannico, già nel 2001 asseriva in uno studio condotto dai propri scienziati che “…..benché non esistano prove certe sull’impatto negativo dei cellulari sulla salute, la telefonia mobile si sta evolvendo in maniera talmente rapida che la ricerca medica non ha avuto finora il tempo di valutare i rischi che i telefonini presentano per il corpo umano”.

Se ai segnali dei telefonini aggiungiamo quelli del wi-fi che attraversano casa nostra, il quadro diventa abbastanza allarmante (?) o forse no…

Insomma, tornando al nostro “buon padre di famiglia” di 64 anni, lui ha la coscienza a posto (?). La connettività l’ha portata… 5 o 6 anni fa ha persino tentato di portare l’ADSL nel proprio comune contattando la Telecom e scrivendo nr. 1 lettera alla Regione e per conoscenza al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (dai qual non ha avuto risposta). Che può fare di più? I comuni limitrofi sono riusciti ad ottenere l’adsl ma è solo perché sono stati fortunati (o forse i loro Sindaci hanno sprecato più di 2 francobolli!).  Eppure la Regione dove risiede questo piccolo Comune, continua a stanziare milioni per fare arrivare la banda larga alle “comunità montane” (si parla di 51 milioni di euro di cui 16 per il 2012, altrettanti circa per l’anno successivo mentre per il biennio 2014-2015 si ipotizzano risorse globali per 19,5 milioni –fonte: http://www.tvdigitaldivide.it/tag/banda-larga-toscana/ -).

Il problema è che se, quell’uomo che ha superato gli “anta”, pensa che il problema sia stato risolto installando una parabola sul palo della luce del campo di calcio locale, forse nemmeno si informerà sulle opportunità che gli scorrono intorno o sulle soluzioni migliori (“perché esistono soluzioni migliori?”).

Sia chiaro che non voglio fare “di tutta l’erba un fascio” , è ovvio che non tutti i sessantaquattrenni sono così… ci sono molte eccezioni! Fortunatamente!

Adsl anche a Pian di Sco’

Ho contattato Telecom Italia per chiarimenti riguardanti la linea ADSL nel comune di Pian di Sco’ (unico comune della zona che nel 2011 non è raggiunto da ADSL).

Non avendo richieste, Telecom non porta la linea.

Chiedio un aiuto ai cittadini Piandiscoiesi, che da tempo, come me combattono contro il digital divide.

Vi chiedo di inviare un fax a Telecom al numero

800.000.187

con oggeto:

LINEA ADSL nel comune di Pian di Sco’

 

Io l’ho già fatto!

Chiedio cortesemente di fare girare il più possibile questo messaggio.

Grazie a quanti vorranno collaborare.