Un uomo di 64 anni può interessarsi ad internet?


E’ risaputo che se diamo uno smart phone in mano ad un bambino di 3 anni è molto probabile che riesca ad usarlo meglio di un adulto (almeno per ciò che gli interessa: i giochini!). Questo non perché il bambino sia più intelligente o, come spesso sento dire, perché è nato nell’era dell’informatica, ma solo perché non ha preconcetti ne schemi mentali. Ho visto mio nipote, di soli 3 anni, insegnare a sua nonna (mia suocera) come si accende il computer.

A mio avviso la tecnologia è tale quando si adatta all’uomo e non viceversa.

Io sono un programmatore e quando creo un programma mi assicuro (oltre al fatto che funzioni) che sia “ergonomico” ed in linea con il sistema. Se faccio un programma in Windows l’interfaccia sarà progettata in modo diverso rispetto ad un sistema operativo Mac, anche se le funzionalità saranno le stesse.  Questo perché gli utenti di Windows sono abituati ad usare il sistema in modo diverso rispetto ai “macintoshiniani”.

La stessa cosa avviene nel caso in cui un produttore d’auto venda le proprie automobili in Inghilterra, non può esimersi dal fare il volante a destra! Tuttavia queste avranno sempre un motore, 4 ruote, dei sedili, e, soprattutto, ci potranno trasportare dove vogliamo (la funzionalità non cambia al cambiare del sistema-paese).

Ma come può la tecnologia adattarsi ad un uomo “molto adulto” che ha ormai la propria struttura mentale basata su altre esperienze e restio ad accogliere le novità?

L’uomo di cui stiamo parlando è quello che riesce ad usare il telecomando della TV facendo zapping ma non sa come sintonizzare tutti i canali. Per quest’uomo cos’è un computer? Una macchina da scrivere che non consuma fogli? O peggio: una scatola che fa tutto da sola (come spesso sento dire).

Il passo è ancora più lungo se rapportiamo questo stesso uomo a Internet.

Magari può anche intuire il funzionamento e (con molto sforzo) si può spingere fino a capirne le potenzialità, ma per quanto riguarda l’uso? Questo è più difficile da fargli capire, perché come dicevo prima, alcuni schemi mentali, spesso, non gli permettono di comprendere.

Ma soprattutto: nella sua scala dei “valori”, quanto potrà interessargli approcciarsi a questa tecnologia?

E’ ovvio che questa è una cosa soggettiva che varia da persona a persona. Ma immaginate per un attimo che l’uomo di cui stiamo parlando sia, ad esempio, a capo di una piccola comunità… una comunità che al contrario di lui ha bisogno di connettività e della Rete perché deve lavorare, studiare, aggiornarsi, relazionarsi con la pubblica amministrazione o semplicemente divertirsi con Internet.

Cosa può fare quest’uomo se, spinto da più parti, gli viene richiesto di portare la connettività nel proprio ambito territoriale? Può prendere due decisioni: la prima è quella di evolversi, informarsi su cos’è la “connettività” e come funziona internet ed adoperarsi per la propria comunità affinché questa abbia il meglio e risolvendo il problema del cosiddetto “digital divide”; oppure può approvare la prima soluzione che gli propinano e installare (tramite una società che non ha partecipato a nessuna gara d’appalto) un antenna  distribuendo un segnale w-fi di bassa qualità, a macchia di leopardo e con prezzi proibitivi.

La seconda soluzione è sicuramente la più semplice ed immediata, e soprattutto da l’illusione di aver risolto il problema.

Chi è nel mondo dell’informatica (ma anche chi normalmente sta dietro ad un pc per gioco, studio o lavoro) sa che quell’uomo, adottando la seconda soluzione, non solo non ha risolto il problema della comunità, ma forse l’ha acutizzato. Una connessione lenta o instabile fa perdere tempo (ed il “tempo è denaro”) e provoca stress e alienazione verso il sistema che si sta usando… Inoltre non viene risolto il problema del “digital divide” perché la divisione non avviene solo tra chi ha la connettività e chi no, ma anche tra chi se la può permettere e chi invece non ha abbastanza soldi per affrontare questa spesa (ed in tempo di crisi, purtroppo se ne conta più di uno).

Se un giovane cerca lavoro la prima cosa che fa è accedere ad internet. Persino il centro per l’impiego lo consiglia (anzi direi che lo impone).

Il giovane di 20 anni che abitasse nel comune del nostro ipotetico uomo di 64 anni, e che non ha una situazione economica stabile, è quantomeno spacciato! Non può permettersi certo di pagare € 30,00 al mese circa per avere internet a disposizione. Il peggio è che questo giovane, per sua sfortuna, abita anche in una zona dove le famose “chiavette” non prendono (così come i cellulari).

“Beh ci sono i servizi pubblici! Questo giovane potrebbe recarsi in biblioteca, dove sicuramente il segnale sarà gratuito!”. Sarebbe una buona idea, ma la biblioteca (che si trova dentro un circo MCL) è chiusa! Esiste ma nessuno sa quando e se apre! D’altronde la biblioteca non è del Comune, o meglio, gli è stata donata e quindi è un problema gestirla!

Ma non allontaniamoci dal problema.

La soluzione sarebbe semplice: portare nel proprio comune la tecnologia adsl; questo permetterebbe di abbassare i costi (grazie all’alta competitività), avere una linea stabile (Telecom permettendo) ed aumentare il numero di aziende sul proprio territorio (creando lavoro). Inoltre questa soluzione potrebbe  offrire più servizi ai cittadini dando loro la possibilità di prenotare una visita in farmacia attraverso il servizio CUP (che ad oggi non viene erogato per mancanza di connettività) oppure usufruire della Rete Civica del Comune che ha messo on line tante informazioni senza che queste possano essere usufruite da tutti i cittadini.

Non solo, limiterebbe anche l’inquinamento elettromagnetico; le attuali wi-fi installate sono a norma di legge (almeno credo, io non ho strumenti per testare le frequenze e voi?), il problema è che ancora non è stato provato scientificamente che le radiazioni emanate da questi apparecchi siano nocive per l’uomo (non è stato provato nemmeno il contrario).

Il National Radiological Protection Board (Nrpb), un ente del governo britannico, già nel 2001 asseriva in uno studio condotto dai propri scienziati che “…..benché non esistano prove certe sull’impatto negativo dei cellulari sulla salute, la telefonia mobile si sta evolvendo in maniera talmente rapida che la ricerca medica non ha avuto finora il tempo di valutare i rischi che i telefonini presentano per il corpo umano”.

Se ai segnali dei telefonini aggiungiamo quelli del wi-fi che attraversano casa nostra, il quadro diventa abbastanza allarmante (?) o forse no…

Insomma, tornando al nostro “buon padre di famiglia” di 64 anni, lui ha la coscienza a posto (?). La connettività l’ha portata… 5 o 6 anni fa ha persino tentato di portare l’ADSL nel proprio comune contattando la Telecom e scrivendo nr. 1 lettera alla Regione e per conoscenza al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (dai qual non ha avuto risposta). Che può fare di più? I comuni limitrofi sono riusciti ad ottenere l’adsl ma è solo perché sono stati fortunati (o forse i loro Sindaci hanno sprecato più di 2 francobolli!).  Eppure la Regione dove risiede questo piccolo Comune, continua a stanziare milioni per fare arrivare la banda larga alle “comunità montane” (si parla di 51 milioni di euro di cui 16 per il 2012, altrettanti circa per l’anno successivo mentre per il biennio 2014-2015 si ipotizzano risorse globali per 19,5 milioni –fonte: http://www.tvdigitaldivide.it/tag/banda-larga-toscana/ -).

Il problema è che se, quell’uomo che ha superato gli “anta”, pensa che il problema sia stato risolto installando una parabola sul palo della luce del campo di calcio locale, forse nemmeno si informerà sulle opportunità che gli scorrono intorno o sulle soluzioni migliori (“perché esistono soluzioni migliori?”).

Sia chiaro che non voglio fare “di tutta l’erba un fascio” , è ovvio che non tutti i sessantaquattrenni sono così… ci sono molte eccezioni! Fortunatamente!

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2 pensieri su “Un uomo di 64 anni può interessarsi ad internet?

  1. Mi fa sinceramente piacere leggere una cosa del genere da un “vicino di casa” facendomi capire che non solo il solo a provare cose del genere. Sono tornato a vivere a Pian di Scò (Vaggio, per l’esattezza) nel 2009, trasferendomi da Firenze dove vivevo beato e tranquillo con il mio buon compagno di lunga data fastweb (la cui celerità del servizio tecnico ancora serbo cara in memoria). Ammetto che per me Internet non è uno strumento di lavoro, ma di svago per lo più, anche se non lesino l’utilizzo per la cultura generale, ma questo non inficia il ragionamento di massima. Per cultura accademica personale so che con ogni probabilità le onde elettromagnetiche non nuocciono alla salute ma questo non vuol dire evitare il criterio di prevenzione. Ho una figlia piccola e non uso la wi-fi, anche se mi farebbe comodo, perché non vorrei un giorno pentirmene, così come non uso il cellulare vicino a lei. Siccome molte onde elettromagnetiche possono essere nocive, e visto che non è certo se quelle usate commercialmente lo siano, preferisco evitare l’esposizione, non si sa mai.

    Eppure mi trovo costretto, vista la mancanza di alternativa, ad usare una connessione Hyperlan, con una bella antenna sul tetto. E il bello è che non è concorrenziale ne per prezzi ne per servizi. Oltre a questo, mi sento un cittadino di seconda classe perché, anche volendo, non posso avere i servizi che la maggior parte degli altri italiani può avere. Vedere un film in streaming (legale ovviamente, mi riferisco ai vari Itunes, cubovision, sky on demand, mediaset play e chi più ne ha più ne metta) è per me un sogno, avendo io 3mega ballerini e non una connessione reale. Posso vivere anche senza, ma non è nemmeno giusta che sia costretto a stare senza.

    Oltretutto vorrei anche fare un ragionamento economico e di crescita generale del comune. Se io fossi una azienda in crescita, o volessi fare una start up, considerando i mezzi che ad oggi servono per andare avanti, mai e poi mai mi metterei in un posto che mi lascia fuori dalla comunicazione. Senza aver modo, che so, di mandare agevolmente una mail ai fornitori o, in caso di grandi aziende, comunicare con i server centrali della casa madre. Ok, si torna al discorso “Ma ci sono le soluzioni wireless” si… che se piove non funzionano però, e che non ti danno la sicurezza di un servizio clienti di una grossa compagnia telefonica. Altra ricchezza di un comune sono i suoi cittadini che, ovvero coloro che si trasferiscono li da altre aree: ecco, se avessi saputo di tutti questi problemi con internet mi sarei cercato casa in un altro comune limitrofo, e ho detto tutto.

    Ora, quello che ti chiedo, in questa che io ho preso come una chiaccherata informarle rubando un po’ di spazio nel tuo blog, sicuramente non solo il solo che ti ha scritto in zona, come potremmo riuscire a far sentire la nostra voce? Sinceramente, io ho segnalato la mancanza di ADSL a ogni compagnia telefonica (Telecom, Vodafone e Fastweb anche più di una volta), ma mi rendo conto che non serve. Io avrei un idea, ma forse è di scarsa utilità: promettere, a livello comunale (possibilmente servirebbe l’impegno di un membro del consiglio comunale) che alla compagnia che coprirà l’ultimo miglio andrà l’esclusiva delle attivazioni per i primi 3 anni (ad esempio) così da ripagarla dello speso. Qualcuno si interesserebbe? Chi lo sa…

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